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A Coffee with Massimo Rusci, saldatore de La Marzocco

Io nasco orefice. Ho studiato presso l’Istituto Statale d’Arte di Firenze e mi sono diplomato come maestro d’arte orafa. Inizialmente ho fatto il modellista per delle bigiotterie, ma ho dovuto fermarmi per fare il militare. Benchè l’abbia fatto a Firenze, è stata comunque un’interruzione e dopo un anno sono ripartito con uno stage da un artigiano in centro a Firenze. Per un anno e mezzo sono stato nella bottega di un maestro a Firenze. Dopodiché ho lavorato circa 18 anni ininterrottamente come orafo a banco. In sostanza vuol dire saldare, traforare, smerigliare pezzi d’oro per creare gioielli in generale, parure, bracciali. Un lavoro di precisione, in cui le misure sono piccole, gli spessori sottili. Un lavoro minuzioso, paragonabile a quello dell’orologiaio.

Quando l’azienda per cui lavoravo ha iniziato ad avere problemi il caso ha voluto che incontrassi un conoscente, Lorenzo Carcasci, che mi disse che dove lavorava stavano cercando un saldatore, e mi presentai per un colloquio. Ovviamente feci presente che saldavo cose di tutt’altra natura, però mi fu detto che non era un problema, mi sarebbe stata fatta formazione e così abbiamo provato. Quando sono entrato a luglio del 2013 sono stato inizialmente nel reparto imballaggio per prendere un po’ confidenza con l’azienda e i prodotti.

A settembre, dopo le ferie ho iniziato il percorso di formazione di saldatura. Ad insegnarmi c’era Lorenzo Carcasci, saldatore storico che ha iniziato ai tempi di Pian di San Bartolo (ndr: dove oggi ha sede Accademia del Caffè Espresso) ed all’epoca era già parte del reparto sperimentale, dedicato ai prototipi. La produzione delle caldaie era stata in parte esternalizzata qualche anno prima, per aumentare i numeri mantenendo gli standard di qualità, ma c’era lidea di riportare la produzione delle caldaie internamente. Sono andato, l’anno dopo, ad imparare da un esterno e dopo questa esperienza abbiamo iniziato a provare a fare un po’ di produzione interna da zero. Ho iniziato da solo, ma sono stato rapidamente affiancato da Leonardo e lì è rinato il reparto di officina e saldatura de La Marzocco dedicato soltanto alla produzione. Abbiamo cominciato a lavorare io e Leonardo, ma pian piano c’è stata l’esigenza di aumentare i numeri della produzione. Quindi si è aggiunto per un periodo un ragazzo, sostanzialmente loro facevano la preparazione e intanto facevo formazione a loro sulla saldatura. Piano piano si sono aggiunti tutti gli altri, perché comunque saldatura e officina non possono fare una a meno dell’altra, serve una squadra in cui le persone che saldano possano essere “assistite” da un numero più o meno uguale di persone che preparano, perché ogni pezzo viene lavato, asciugato. Dagli inizi c’è stata una notevole evoluzione. Diciamo pure che all’inizio ci siamo arrangiati. Ci è stato lasciato campo libero, con grande fiducia, mi è stato detto “Compra quello che vi serve.”

Con Lorenzo abbiamo iniziato a lavorare per migliorare le varie fasi. Abbiamo costruito un primo impianto di riscaldamento per l’acqua per i lavaggi e siamo arrivati oggi ad avere un impianto di lavaggio industriale. Ma inizialmente i pezzi venivano lavati a mano uno ad uno, con la spugna e i guantoni. E poi dovevano asciugare. Una serie di cose molto artigianali che però non permettevano una grande produzione. Quindi sono seguiti una serie di passi avanti che combinassero produttività e sicurezza. Perchè è chiaro che a lavare la roba a mano ci vuole una giornata. Abbiamo avuto per un periodo una lavastoviglie domestica per i fondelli. Oggi abbiamo una lavatrice industriale, una lavapezzi industriale e una vasca ad ultrasuoni. In tutto questo a complicare le cose c’è stato anche l’ampliamento della fabbrica, con l’officina che ha cambiato posto tre volte. Prima eravamo dove ora c’è la produzione, gli elettricisti. Poi ci siamo ampliati, da mezzo lotto è diventata un lotto, poi da torre uno siamo andati a torre 2 e ora abbiamo un lotto e mezzo su cui si espande l’officina e saldatura. E siamo due squadre, siamo quattordici. Sei saldatori e otto preparatori, di cui due sono nuovi e stanno ancora facendo formazione sulla preparazione.  

 

La cosa più difficile di questo lavoro, che ovviamente richiede una formazione, non è il lavoro in sé, ma è riuscire a fare andare d’accordo le persone. Se vuoi ottenere un risultato, le persone devono lavorare bene insieme. Specialmente se vuoi un risultato di qualità.

 

Questa è la cosa veramente difficile di questo lavoro. Perché quando la squadra cresce la comunicazione rischia di diventare più difficile. Più un gruppo è numeroso più è facile che si trovino insieme caratteri molto diversi, generazioni distanti, provenienze culturali differenti. L’importante è trovare un punto d’incontro e tra noi sta funzionando. La parte veramente complicata è andare d’accordo. Perché ognuno è fatto a modo suo.  

Nella mia determinazione sono sempre riuscito a concentrarmi sulla volontà di imparare un mestiere nuovo, anche quando chi mi stava insegnando aveva una personalità a volte particolare, a volte complicata. Parlo sia dei maestri che ho avuto in saldatura che in oreficeria. Credo che sia un tratto comune agli artigiani in generale, che spesso hanno caratteri a volte molto bruschi, molto burberi. Ma credo che questo modo di fare sia legato alla trasmissione del sapere, che non è un fatto del tutto scontato. In un certo senso non è piacevole insegnare qualcosa che mi sono conquistato con anni di esperimenti, di prove.  

É una dinamica complicata e delicata, se ci pensi.  

La parte artigianale creativa o quella imprevista del mio lavoro che era a tratti anche divertente, oggi l’ho un po’ persa ma per me resta la mia sfida personale di centrare l’obiettivo. Per me prendersi un impegno è una cosa importante. La parola data è la parola data. E quindi al netto degli imprevisti per me oggi l’obiettivo, scusate il gioco di parole, è centrare l’obiettivo. Il mio approccio al lavoro è così. Un impegno nel fare un buon lavoro, nei tempi e nei modi che ci vengono richiesti. Anche se non puoi scendere sotto certe tempistiche, altrimenti rischi degli errori, le persone sotto stress si deconcentrano e fare un errore su una saldatura è una cosa abbastanza grave. Certo, a volte riesci a recuperarlo, ma sarebbe meglio di no. Quando guardo una caldaia vedo subito se è stato fatto un buon lavoro. La saldatura che noi facciamo su un pezzo d’acciaio è come infliggergli una ferita. Una sola, fatta bene, va bene. Recuperare un errore può andar bene, ma poi basta, poi bisogna buttar via il pezzo. Per questo il nostro gruppo deve lavorare bene e andare d’accordo, perché noi stiamo facendo le caldaie, non un pezzo qualsiasi. Qui ci giochiamo la faccia dell’azienda.  

É un fattore importante. Ed anche un punto d’orgoglio. L’anno scorso abbiamo fatto 40500 e qualcosa di caldaia, Lo so, perché le conto tutte le settimane. E siamo partiti tredici anni fa con venti pezzi. La mia prima consegna, mi sembra fosse marzo o maggio 2014, erano venti caldaie. Ero da solo, quindi me le sono dovute tagliare, forare, lavare e saldare e passare nell’acido citrico una alla volta, perché avevo una vasca molto piccola. In tutti questi anni abbiamo fatto un discreto passaggio.  

Oggi il reparto è diventato un circolo di cose che devono andare tutte nella stessa direzione. Qualsiasi cosa non funzioni fa diventare tutto molto complicato. Anche una falla in quello che ci sta intorno ci manda in ritardo e ci crea dei problemi. Per fortuna le squadre sono unite. Per fortuna stando così tante ore a contatto piano piano ci si amalgama un po’. E oggi siamo due squadre separate che lavorano su turni, ognuna alla sua produzione. Perché altrimenti sarebbe complicata la gestione di tutte le fasi.    

Non so se per me sarebbe stata la stessa cosa fare lo stesso lavoro in un altro posto. Perché quando sono arrivato c’era ancora Piero (Bambi) ed è riuscito a trasmettermi un attaccamento particolare. Racconto solo un aneddoto su Piero. Entrando qui da orafo mi mancavano alcune cose di meccanica specifica, di officina. Venivo da   un ambiente simile, ma non uguale.

Perciò una volta che Piero era sceso in saldatura gli spiegai che avevo difficoltà a fare una cosa e Piero mi disse “Va bene, non ti preoccupare.”. Tornò su in ufficio e dopo un po’ lo vidi tornare con delle stampe. Era salito in ufficio, mi aveva stampato una dispensa e me l’aveva portata subito. Mi disse “Io non ci vedo più tanto bene e non posso farla io questa lavorazione altrimenti te l’avrei fatta vedere io, ma c’è questa dispensa che ti spiega come si fa, così puoi imparare.”. Un gesto semplice, ma che insegnava tutto. 

Per questo sono orgoglioso di aver cucito il leone de La Marzocco sulla divisa, per tutto quello che questa ditta ha rappresentato nel mondo del caffè. 

 

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Informiamo i gentili ospiti che martedi 10 marzo l’Accademia del Caffè Espresso resterà chiusa al pubblico per lo svolgimento di un evento interno.
Le attività riprenderanno regolarmente dal giorno successivo. Grazie per la comprensione.